Elezioni federali

Discussioni sulla FIR e sulle Nazionali, maggiore e giovanili

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metabolik
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Re: Elezioni federali

Messaggio da metabolik » 9 dic 2019, 22:09

Il problema del tesseramento si è già manifestato negli ultimi 4 anni ed è ben noto a chi vive/partecipa/frequenta le società del proprio territorio. In molte aree il crollo demografico è sempre più evidente e i pochi bambini sono ricercati come l'oro dalle numerose società sportive di ogni genere. Scompaiono società e quelle che restano si accordano per mettere in piedi una giovanile, obbligate a superare rivalità e idiosincrasie storiche.
Proprio ieri, in occasione della nascita di un maschietto (di un'amica di mia figlia), abbiamo fatto il conto dei figli nati da un campione di donne di cui ho evidenza diretta, le amiche/conoscenti coetanee di mia figlia che compirà 30 anni l'anno prossimo. Su 30 laureate abbiamo contato 6 figli, su 30 diplomate 15, per un totale di 21 figli su 60 donne (di 29 anni !). Lo scarto fra le due categorie è ben noto a tutti; ti laurei circa a 25 anni, poi ti devi fare il mazzo per costruirti quel minimo di posizione e di fare figli non hai la possibilità oggettiva. A compensazione è giusto dire che i figli oggi si possono fare benissimo fino a 40 anni ed è quindi probabile un recupero di questa generazione, la più colpita dalla difficoltà del lavoro + stipendi bassi, ma il ns. crollo demografico è indubitabile , come il riscaldamento globale.
Io penso che in poco tempo torneremo ai numeri degli anni '70, 5000 seniores + 5000 juniores + 5000 minirugby con femminile.
La dimensione del ns. rugby fra poco sarà questa, e di conseguenza dovremo uscire dal circuito tier1.
Godetevi gli ultimi 6N ! E' un lusso che fra poco non potremo più permetterci.

metabolik
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Re: Elezioni federali

Messaggio da metabolik » 9 dic 2019, 22:20

Dimenticavo un particolare importante, uno strumento strategico che può contrastare il crollo dei numeri.
Il rugby femminile è bello da vedere, molto più di quanto potevamo pensare fino a poco tempo fa, ma oltre a ciò, può essere utilissimo per metter almeno un'opzione previlegiata, se non un'ipoteca, allo sport che sceglieranno i figli delle ragazze rugbyste.
L'enfasi che sta dando WorldRugby al rugby femminile, secondo me, ha anche questo scopo.

Brules
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Re: Elezioni federali

Messaggio da Brules » 9 dic 2019, 23:12

Tra poco e' martedi e non so ancora dove giochera' il raggruppamento del mini mio figlio domenica mattina. Potrebbe essere a 3km come a 100km.
Poi uno si chiede come mai i tesserati calano.... :roll:

Luqa-bis
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Re: Elezioni federali

Messaggio da Luqa-bis » 10 dic 2019, 14:07

Andando oltre i ton catastrofisti o entusiastici sulla deriva anagrafica italiana,

le possibilità si possono osservare su tre parametri:

1. numero nascite e loro andamento
2. indici di pratica sportiva e loro numero
3. penetrazione del singola disciplina nel vissuto agonistico del paese.

Le nascite degli anni 2000 sono attualmente 450-500 mila contro le 550mila degli anni '90, diciamo circa l'85%.
La pratica sportiva direi 5-10 punti più alta.
la platea sportiva è quindi stimabile attorno a circa il 90% di venti anni fa (ingresso nel 6N)

L'analisi dovrebbe essere condotta per comitato, osservare i tesseramenti e i praticanti reali e vedere quale è il livello rispetto a quota 90% del 2000.

Mr Ian
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Re: Elezioni federali

Messaggio da Mr Ian » 11 dic 2019, 12:03

Da quando i progetti scuola sono passati di moda i numeri reali dei praticanti non si sono più saputi. Era uno strumento per gonfiare le statistiche ma di cui poi rimaneva ben poco di concreto.
Ad oggi c è un problema reale che è il drop out, la federazione sta cercando di affrontare questo problema e molto spesso è tema di corsi federali...però si può notare come si sia passato da "costruiamo l atleta di alto livello" a "facciamo in modo che nessuno abbandoni" .
Gli ultimi aggiornamenti che ho frequentato mi hanno messo tanta tristezza

speartakle
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Re: Elezioni federali

Messaggio da speartakle » 11 dic 2019, 12:38

Mr Ian ha scritto:
11 dic 2019, 12:03
d oggi c è un problema reale che è il drop out, la federazione sta cercando di affrontare questo problema e molto spesso è tema di corsi federali...però si può notare come si sia passato da "costruiamo l atleta di alto livello" a "facciamo in modo che nessuno abbandoni" .
sul drop out boh, a me non sembra che il nostro sport sia particolamermente competitivo rispetto ad altri, anzi. Preferisco sempre il buon vecchio pochi ma buoni che tanti per far numero e allegria.

Ilgorgo
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Re: Elezioni federali

Messaggio da Ilgorgo » 11 dic 2019, 12:51

Luqa-bis ha scritto:
10 dic 2019, 14:07
...
Le nascite degli anni 2000 sono attualmente 450-500 mila contro le 550mila degli anni '90, diciamo circa l'85%.
La pratica sportiva direi 5-10 punti più alta.
la platea sportiva è quindi stimabile attorno a circa il 90% di venti anni fa (ingresso nel 6N)

L'analisi dovrebbe essere condotta per comitato, osservare i tesseramenti e i praticanti reali e vedere quale è il livello rispetto a quota 90% del 2000.
Sono numeri interessanti.
Anch'io come Jpr amerei vivere in un Mondo meno popolato però capisco che il calo della natalità può essere un problema per il rugby. Un calo del 10% dei bambini può significare che in quel paese dove si riusciva bene o male ad allestire una U16 con diciotto ragazzi ora non si riesce più perché con sedici ragazzi il rischio di trovarsi alla domenica mattina senza formazione completa è troppo alto.
Ammetto che non avevo mai pensato alla fluttuazione delle nascite quando confrontavo la salute del movimento giovanile attuale con quelli del passato; invece è un fattore importante

30 min
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Re: Elezioni federali

Messaggio da 30 min » 11 dic 2019, 13:20

Il calo demografico riguarda quasi tutte le nazioni che sono in tier 1 o 2 (per Inghilterra e Galles: bbc.co.uk/news/health-49192445). I problemi specifici dell' Italia a mio perdere sono la mancanza di infrastrutture per chi vuole giocare a rugby, il livello dei formatori e la generale scarsa diffusione dello sport a livello giovanile, rispetto ad altre nazioni.

Brules
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Re: Elezioni federali

Messaggio da Brules » 11 dic 2019, 14:15

Mr Ian ha scritto:
11 dic 2019, 12:03
può notare come si sia passato da "costruiamo l atleta di alto livello" a "facciamo in modo che nessuno abbandoni" .
Gli ultimi aggiornamenti che ho frequentato mi hanno messo tanta tristezza
Che poi ovviamente quelli che teniamo a tutti i costi sono quelli che mollano per primi (perche' non vengono perche' gli piace), aumentando di fatto il drop out (o spostandolo dal mini alla U14)

Paradossalmente per abbassare il drop out bisognerebbe fare selezione da subito.

speartakle
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Re: Elezioni federali

Messaggio da speartakle » 11 dic 2019, 14:34

Brules ha scritto:
11 dic 2019, 14:15
Mr Ian ha scritto:
11 dic 2019, 12:03
può notare come si sia passato da "costruiamo l atleta di alto livello" a "facciamo in modo che nessuno abbandoni" .
Gli ultimi aggiornamenti che ho frequentato mi hanno messo tanta tristezza
Che poi ovviamente quelli che teniamo a tutti i costi sono quelli che mollano per primi (perche' non vengono perche' gli piace), aumentando di fatto il drop out (o spostandolo dal mini alla U14)

Paradossalmente per abbassare il drop out bisognerebbe fare selezione da subito.
e su questo in parte sono abbastanza d'accordo...

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Sergio Martin
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Re: Elezioni federali

Messaggio da Sergio Martin » 4 gen 2020, 16:21

Giovanbattista Venditti si candida?

https://www.facebook.com/11448277334379 ... 67393/?d=n

“Sono il Sedicesimo Uomo.
Strano vero? Mi avete sempre visto in campo, di maglie ne ho indossate tante ma la sedici uno fatica a immaginarmela addosso.
Anche io sono il Sedicesimo Uomo e lo sono per motivi viscerali.
Sono un atleta e ho avuto la sorte di giocare quasi tutta la mia carriera sotto i riflettori degli stadi più importanti del rugby.
Le mete che ho segnato, i metri che ho corso li conoscete tanto quanto me, forse meglio di me che li ho vissuti in quella bolla di euforia, incoscienza e trance agonistica che trasforma la lunga parabola di un atleta in un sogno.
Poi il sogno finisce, a volte il risveglio è brusco e terribile e quel che resta non sono solo i momenti condivisi, quello che rimane viene da lontano.
Il mio sogno è finito pochi giorni fa, la mia storia no.
Perché ogni metro sotto quei riflettori corrisponde a un passo del bambino che sono stato, sono quelli i momenti che voglio raccontarvi, quelli che sopravvivono a tutto.

Sono nato in Abruzzo. La mia è una famiglia semplice, solida, unita. Ho imparato fin da subito che si vive in altalena tra gioie, serenità e difficoltà enormi e ho accolto tutto con la stessa forza d’animo, con lo stesso spirito. Sono nato in Abruzzo appunto e le mani forti di mio padre e il sorriso di mia madre sono scavati in quelle rocce, loro sono stati le mie montagne di amore e certezze.
A 9 anni ho scoperto che quella palla ovale così strana poteva essere parte della mia vita, lei e i suoi rimbalzi sbilenchi. Fin dal primo allenamento ho capito che l’amore era ricambiato.
Io e la palla non ci siamo lasciati mai più.
Non ho mai perso di vista il percorso, non mi sono mai montato la testa, nemmeno quando i complimenti erano più pesanti del fango sulla maglia e degli scarpini zuppi d’acqua.
Mio padre è stato un pugile, l’idea di poter finire al tappeto anche nel momento migliore è una regola che ho imparato bene. Passo dopo passo si cresce, anche quando i passi sono veloci tocca metterli in fila, se no si inciampa.
A 15 anni ho salutato famiglia e amici per darmi qualche possibilità.
Non te lo dicono mai quando raccontano la storia degli sportivi di successo, non ti spiegano mai quanto grande sia il sacrificio. Non la corsa, nemmeno la fatica, a volte è proprio il cuore a diventare di piombo.
Da un giorno all’altro sei solo, lontano da casa e ti aggrappi solo alla tua forza di spirito, all’idea di non mollare.
Mi sono trasferito a Parma, per amore e un po’ per giocare nell’allora TOP10. Quando a 18 anni mi sono affacciato al rugby dei grandi ho capito subito che ne era valsa la pena: due mete nella prima partita di campionato (Gran Parma contro Petrarca Padova). C’è davvero un momento in cui pensi di avercela fatta? Forse sì, anche se io l’ho interpretato in un altro modo, non ero arrivato, stavo continuando a correre.
L’anno dopo è iniziata l’avventura con gli Aironi, la Celtic League e un palcoscenico ancora più grande. Condividere lo spogliatoio con giocatori che fino ad allora avevo visto solo in TV ed essere il più giovane della squadra mi piaceva molto: avevo tanto da imparare, guardavo e rubavo qualsiasi cosa potesse essermi utile. Ogni giocatore è diverso dall’altro, ogni gesto che sembra identico se lo analizzi con attenzione è eseguito con sfumature a volte impercettibili ma determinanti. La stagione successiva arrivò anche l’esordio con la maglia della Nazionale maggiore: avevo 21 anni e tanta voglia di lasciare da subito il segno ma allo stesso tempo mi rendevo conto stare in campo era già un patrimonio, la creazione di ricordi da raccontare ai miei figli.
Torneo delle Sei Nazioni: giocai la prima partita a Parigi davanti a decine di migliaia di persone e pensavo fosse già abbastanza, di avere iniziato col botto quel capitolo della mia vita. Sbagliavo, il bello doveva ancora arrivare. Solo 7 giorni dopo segnai la mia prima meta contro l’Inghilterra in una partita persa di poco a Roma.
Gioia, emozione e amarezza tutte concentrate in 80 minuti, chi non conosce il nostro sport non può sapere cosa si perde.
Ma non è tutto, non basta.
Ho girato il mondo ed è stato un privilegio, ma per meritarlo bisogna imparare a restituire.
Ho completato i miei studi universitari e soprattutto ho visto crescere la mia famiglia. Nel tempo gli equilibri sono cambiati e il rugby è diventato sempre più una bolla di astrazione assoluta. Un posto fuori dal mondo, senza gravità, un’isola a cavallo tra spazio e tempo.
Con gli scarpini addosso la vita è tutta un’altra cosa, è più semplice.
Un passo dopo l’altro, veloci o lenti, dritti o laterali, la palla al petto.

Poi all’improvviso si invecchia. Strano che lo dica un trentenne, ma la vita di uno sportivo d’élite a volte scappa via senza avvisare. Finisce in un soffio ma quell’attimo è la somma di tanti fattori.

Un giocatore maturo è soprattutto un uomo più attento alle dinamiche fuori dal campo. La purezza, l’astrazione assoluta lascia spazio a una consapevolezza diversa, a volte dolorosa. Troppe mancanze, troppi tratti torbidi, lo sport che diventa un’altra cosa. Gli 80 minuti del sabato sono solo una conseguenza del lavoro fatto prima e le condizioni in cui i giocatori si allenano sono fondamentali. L’ambiente è troppo importante per la costruzione di giocatori motivati e mentalmente solidi. Ho vissuto 20 anni dentro un rettangolo verde e ho capito che l’energia delle persone, l’attitudine fa la differenza. In campo era facile percepire questa energia, nella tua o nella squadra avversaria. Fuori è lentamente scomparsa, sostituita da altro, da una forma generica di opportunismo e spirito di sopravvivenza.
Chi avrebbe dovuto creare le condizioni di crescita migliori per noi giocatori ha pensato ad altro. Anche noi abbiamo delle colpe, abbiamo accettato tante cose che non avremmo dovuto accettare, siamo stati complici e incapaci di indirizzare un cambiamento fondamentale.
Decidere di smettere a 29 anni è stata una forzatura, farlo in mezzo alla stagione ancora di più ma la verità è che non potevo più aspettare, non si può più aspettare.
Bisogna cambiare ora, prima che sia troppo tardi.
Temi come la formazione dei giocatori e la costruzione di atleti e persone migliori hanno bisogno di un nuovo disegno, i tempi cambiano velocemente e le innovazioni nello sport vanno ancora più spedite. I ragazzi vanno accompagnati in un percorso più completo e complesso, non misurati al chilo e con la riga; dentro una maglia c’è molto di più e il compito universale dello sport è quello di creare uomini migliori.
Per anni il rugby mi ha dato tantissimo, ora è tempo di restituire.
Non porto rancore, non ho piccole né grandi vendette da compiere, non sono gli ultimi mesi di fatica e frustrazione a guidare la mia volontà.
Voglio solo riportare al rugby quello che il rugby mi ha insegnato: impegno, sacrificio, collaborazione e gioco di squadra.
Solo condividendo si arriva.
Lo pensava quel bimbo abruzzese di 9 anni, lo pensa uno che ricorda ogni passo che lo ha portato fin qua.

Giovanbattista Venditti”

Ilgorgo
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Re: Elezioni federali

Messaggio da Ilgorgo » 4 gen 2020, 23:40

Posto che Giambattista scrive molto meglio di quanto riuscirei a fare io, non riesco bene a capire a fondo il senso di queste auto-presentazioni, spesso condotte sul parallelo tra vita e gioco del rugby. Va bene, da questo scritto si percepisce che Venditti è una persona con delle capacità e che sente la missione di migliorare il rugby, ma queste sono caratteristiche che si presuppongono in ogni persona che vuole darsi da fare per il movimento; finché non ci saranno proposte concrete, queste lunghe presentazioni continueranno a suonare (a suonarmi) un pochino inutili

Garry
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Re: Elezioni federali

Messaggio da Garry » 5 gen 2020, 0:05

Però Poteva essere più esplicito, visto che la sua esperienza è così "fresca"

"Un giocatore maturo è soprattutto un uomo più attento alle dinamiche fuori dal campo. La purezza, l’astrazione assoluta lascia spazio a una consapevolezza diversa, a volte dolorosa. Troppe mancanze, troppi tratti torbidi, lo sport che diventa un’altra cosa".

Servirebbe qualche chiarimento


"L’ambiente è troppo importante per la costruzione di giocatori motivati e mentalmente solidi. Ho vissuto 20 anni dentro un rettangolo verde e ho capito che l’energia delle persone, l’attitudine fa la differenza. Fuori è lentamente scomparsa, sostituita da altro, da una forma generica di opportunismo e spirito di sopravvivenza."

Sta parlando di sé stesso o di tutto l'ambiente del rugby italiano o delle Zebre?

"Chi avrebbe dovuto creare le condizioni di crescita migliori per noi giocatori ha pensato ad altro. Anche noi abbiamo delle colpe, abbiamo accettato tante cose che non avremmo dovuto accettare, siamo stati complici e incapaci di indirizzare un cambiamento fondamentale."

Dice tutto e niente


"Bisogna cambiare ora, prima che sia troppo tardi.
Temi come la formazione dei giocatori e la costruzione di atleti e persone migliori hanno bisogno di un nuovo disegno"


Cambiare cosa, come?

"Non porto rancore, non ho piccole né grandi vendette da compiere, non sono gli ultimi mesi di fatica e frustrazione a guidare la mia volontà."

Excusatio non petita...
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Be imperfectly sustainable
Because small conscious changes are better than none at all
(Amber Allen)

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marte_
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Re: Elezioni federali

Messaggio da marte_ » 5 gen 2020, 0:19

Davvero mi sembra il vuoto condito del nulla

Ilgorgo
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Re: Elezioni federali

Messaggio da Ilgorgo » 5 gen 2020, 9:20

Problemi elettorali anche in Marocco, la nazione-spauracchio storico dell'Italia. L'opposizione sostiene che la dirigenza è in preda a un caos totale che sta immobilizzando il rugby marocchino (in effetti in fase discendente come risultati internazionali) e che i quadri dirigenti sono composti da persone "che o sanno tutto di niente o sanno niente di tutto". E hanno corredato le accuse con questa vignetta (che dice qualcosa come "niente da fare, questo è l'unico intervento chirurgico impossibile da eseguire") per testimoniare la difficoltà di cambiare i dirigenti : )

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