Scomparso Dirk Naudè

La Storia del Rugby, le sue Tradizioni, le Leggende, attraverso documenti, detti, racconti, aforismi.

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L3gs
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Scomparso Dirk Naudè

Messaggio da L3gs » 18 gen 2010, 3:40

Per chi non lo sapesse, in giornata è giunta a Rovigo la notizia della scomparsa per infarto del grande Dirk Naudè, leggendario seconda linea sudafricano a Rovigo dal 1975 al 1981. Avrebbe compiuto 57 anni il 23 gennaio.
NO ALLO SPOSTAMENTO DEL MONUMENTO DEDICATO A MACI BATTAGLINI!:

http://www.petitiononline.com/maci/petition.html

jaco
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Re: Scomparso Dirk Naudè

Messaggio da jaco » 18 gen 2010, 12:32

Che dispiacere!
Il gigante se n'è andato. Lo ricordo enorme, col capello lungo a dominare quelle touche in cui l'ascensore era ancora lungi dall'essere legalizzato.
Lo ricordo in una delle più belle partite che ho visto in riva al Piave alla fine dei '70, giocare contro il sudafricano dei biancocelesti Murtagh che sembrava un Dirk più piccolo (di non molti cm per la verità).
Un altro pezzo di storia consegnato alla leggenda di quel romantico rugby.

Arrivederci Dirk!

L3gs
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Re: Scomparso Dirk Naudè

Messaggio da L3gs » 18 gen 2010, 12:36

NO ALLO SPOSTAMENTO DEL MONUMENTO DEDICATO A MACI BATTAGLINI!:

http://www.petitiononline.com/maci/petition.html

GRUN
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Re: Scomparso Dirk Naudè

Messaggio da GRUN » 19 gen 2010, 11:34

Bravo Alberto.

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Re: Scomparso Dirk Naudè

Messaggio da GRUN » 19 gen 2010, 14:09

Su Naudé mi permetto un ricordo da aquilano adottivo-adottato quale m'illudo di essere.
L'articolo in suo ricordo scritto con affetto, competenza e conoscenza della lingua italiana da Alberto-L3gs (che saluto ed abbraccio) fa capire di che spirito fossero intrise le partite nel rugby magnifico dei nostri padri. E fa intendere che non sempre, specie in certe fasi di gioco (o quasi gioco...), si pesavano torti e ragioni col bilancino, non sempre si stava a fare meditazione zen, specie se in programma erano Rovigo-Petrarca o Rovigo-L'Aquila... In queste occasioni i giocatori lasciavano a casa i violini ed arpe e portavano al campo tamburi e zampogne; i fini dicitori erano pregati di passare un'altra volta.
L'undici gennaio 1981 si giocò una delle più mitizzate partite della storia del campionato italiano, al Battaglini, tra rossoblu e neroverdi, penultimo turno del girone di andata. Quell'anno in lizza per lo scudetto (all'epoca non c'erano i play-off) stavano le due squadre sopra citate, Il Petrarca, la Benetton ed il Parma. L'Aquila (sponsorizzata Mael) però sembrava avere una marcia in più e quando arrivò a quella partita, penultima di andata, si trovò sulla racchetta una sorta di match point, avendo fino a quel momento vinto tutte le partite, con l'eccezione del pareggio, 3-3, di Padova.

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Re: Scomparso Dirk Naudè

Messaggio da GRUN » 19 gen 2010, 14:36

Cammino analogo aveva fatto il Rovigo, sponsorizzato Sanson, inficiato solo dal mezzo passo falso di Parma. Il match era quindi una specie di redde rationem tra le due favorite. Si giocò in un pomeriggio caratterizzato da un freddo inverosimile, col campo "inacidito" da un erba diventata gialla per il gelo dei giorni precedenti. Lo stadio era stracolmo e nell'aria si avvertiva grande elettricità. Considerate le premesse venne mandato a dirigere il fischietto italiano più scafato e titolato dell'epoca, il romano Pogutz. La partita fu dal primo istante quello che tutti si aspettavano: una battaglia, con ingresso precluso agli esteti del gioco. L'episodio che cambiò storia la match e forse al campionato si verificò al 39': su un up and under rodigino Serafino Ghizzoni chiamò il mark. Pogutz non sentì, comunque non fischiò o forse fischiò ma non fu udito: fatto che sta che sul principe di Paganica arrivò come un bufalo proprio il povero Naudé, che fu felice di accomodare i propri 115 kg. sul costato di Ghizzoni, in plastico fermo immagine con l'ovale nel marsupio nell'attesa del trillo di Pogutz. Soltanto la solidità del grande Serafino consentì che non si celebrassero le di lui anticipate esequie, anche se l'impatto risultò devastante. Fu la miccia da molti attesa: nel giro di pochi secondi si scatenò un'invereconda bagarre, che in pratica coinvolse tutti i giocatori. La gazzarra proseguì a lungo e la matassa risultò così difficile da sgrovigliare che alla fine, ristabilito un minimo di calma, Pogutz cacciò Naudé ed i due capitani, Rossi e Pacifici. Tutti calmi e sereni? No, tutti agitati. All'inizio del secondo un ulteriore chiarimento tra gentiluomini portò all'espulsione del mio amico Fulvio Di Carlo, reo di avere ammollato al mediano Manni un cazzottone. L'Aquila, sotto 3-9, ribaltò il risultato, portandosi 16-12. All'ultimo secondo arrivò il più famoso placcaggio della storia del rugby italiano, quello di Rob Louw sul veloce Osti, che acquolinava già in bocca il sapore della meta. Chi vide quel placcaggio ancora oggi si chiede da dove sbucò l'immenso capitano del Sudafrica; probabilmente quell'intervento decise il campionato. Rovigo nel ritorno si squagliò, L'Aquila andò a vincere lo scudetto.

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Re: Scomparso Dirk Naudè

Messaggio da L3gs » 19 gen 2010, 17:24

Grandissimo GRUN, che saluto ed abbraccio.

Quella partita e quel placcaggio di Naudè su Ghizzoni sono a tutt'oggi ben ricordati negli angoli ovali di Rovigo.

Viene soprattutto rammentato un passaggio, che fu poi quello che - secondo i più dell'epoca - portò Naudè al proprio gesto: Ghizzoni, quando andava in presa alta, 'approfittava' diciamo così della propria postura in tale frangente difensivo, per tenere un pò troppo tesa la gamba di riporto. La conseguenza di tale gesto erano i tacchetti dell'aquilano, ben sporti verso chiunque dovesse o volesse predisporsi ad intervenire su di lui.

Un gesto intimidatorio che ai 'galantuomini' ovali sudafricani dell'epoca solleticavano gesti di reazione come quelli di Dirk... :lol:
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Re: Scomparso Dirk Naudè

Messaggio da yary » 20 gen 2010, 10:04

Scriveva Vittorio Munari su All Rugby nel settembre 1982 (n°105 anno 7)

http://img716.imageshack.us/img716/7910/swscan00001.jpg



ho inserito il link meglio non potevo fare.
Da notare anche, nell'articolo, il riferimento a Nick Mallet
Amo il rugby non perché è violento, ma perché è intelligente. Françoise Sagan

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Re: Scomparso Dirk Naudè

Messaggio da GRUN » 20 gen 2010, 10:29

Grazie Yary, quanti ricordi imprigionati in quella pagina!!!
Ah Ersì, ti voglio bene... Un saluto ed un abbraccio anche a Jago. Su quanto scritto da L3gs torno dopo, stimolato anche dai nomi contenuti nel link postato da quella pellaccia di Yary. E magari parliamo di un altro grande misconosciuto (o meglio, poco ricordato) del rugby italiano, il paganichitto Mariano Crescenzo...

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Re: Scomparso Dirk Naudè

Messaggio da GRUN » 2 feb 2010, 10:19

Ad aprire certe cassapanche rimani, spesso, deluso.
Non trovi all'interno tutti quei gioielli che ricordavi: paccottiglia, carte senza importanza, biglietti dell'autobus... Ma a volte scoperchiare certe scatole nel bene ti sorprende e getta una luce tenera e comprensiva sui ricordi. Capisci che sono intrisi di verità i versi di Fabio Morabito: "...la schiena e la memoria sono il punto/ debole degli sradicati./ Bisogna pur girarsi/ prima o poi,/ saldarsi ad un passato,/ pagare tutti i debiti/ -d'un colpo solo,/ magari."
Avere ricordato Dirk Naudé ci ha consentito di ritornare su partite, atmosfere e uomini precipitati nel limbo dell'oblio. Ci consente di parlare di uno dei tanti dimenticati e sottovalutati del rugby italiano, di un giocatore che in quella famosa partita sopra ricordata fu protagonista con una meta ed altre giocate di classe, sicuramente il migliore in campo, in uno dei più intensi pomeriggi della sua vita agonistica.
"Ricordo a Paganica Mariolino Crescenzo a che con la borsa sponsorizzata Mael aspettava alla fermata l'autobus destinato a portarlo al campo di allenamento. Altro tempi...", mi scrive l'ingegner Bernardi, fine intenditore di rugby ed insigne studioso ed interprete delle storie ovali di Paganica e L'Aquila.
Già, altri tempi: poteva capitare che il mediano titolare della squadra destinata a diventare campione d'Italia si prendesse, umile umile la corriera, altro che fuoristrada...
Mariolino (in realtà all'anagrafe Mariano) Crescenzo era nato nel 1961 a Paganica e fu, come mi ha ricordato il grande Giorgio Morelli, il primo giocatore cresciuto rugbisticamente nella locale squadra a diventare un "grande", campione d'Italia e nazionale.
In realtà il figlio più illustre di quella frazione de L'Aquila che poi è un comune "autonomo", un mondo a parte, un orgoglio in lontananza (rispetto al capoluogo) che si chiama Paganica è stato Serafino Ghizzoni, in realtà di Tempera (frazione della frazione, ma in Abruzzo questi giochi di scatole cinesi contano, eccome se contano...).

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Re: Scomparso Dirk Naudè

Messaggio da GRUN » 2 feb 2010, 10:47

"Serafino è figlio di Guido Ghizzoni, leggendario autista di pulmini che, dal versante est de L'Aquila (Paganica, Tempera...) traghettava i pendolari costretti a recarsi al capoluogo per motivi di studio e lavoro. E passava esattamente cinque minuti dopo l'autobus, così da raccattare gli immancabili ritardatari" (Ascolino Bernardi).
Ma Serafino Ghizzoni non aveva mai giocato per il Paganica, essendosi formato ne L'Aquila Rugby. E poi era un mito della pallaovale italiana, una leggenda sprovincializzata; era, insomma, transitato e sublimato in altra dimensione di ontologia sportiva... A dire il vero risultava locale, localissimo... nel calcio, giocando infatti da ala destra nel Tempera, in seconda categoria (per la gioia di Loreto Cucchiarelli). Ma questa è un'altra storia...
Crescenzo era più connesso al tessuto del suo paese, era un segreto ben custodito e conosciuto non da moltissimi. E' stato però un eccellente giocatore, il primo "cavaliere elettrico" a vestire la maglia numero nove dei neroverdi (l'altro sarebbe stato, qualche anno dopo, Francesco Pietrosanti, un talento incredibile).
"Mariolino era rapido, ma agile, capace di dare ritmo e allo stesso tempo di portare pressione sull'apertura avversaria", ricorda Giorgio Morelli, "diverso morfologicamente da Pietrosanti, più potente e muscoloso". Crescenzo era un normotipo, uno dei tanti che potevi incontrare, anche ad alto livello, nei giorni del rugby dei padri. Ma aveva tecnica e cuore; buon passatore, capace di far muovere velocemente il pallone e di conferire "swing" all'azione di attacco, amava prendere iniziative eterodosse ed imprevedibili, infilandosi in pertugi non immaginabili dai comuni mortali, con corse rese schizzoidi ed elusive da cambi di direzione e di velocità.

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Re: Scomparso Dirk Naudè

Messaggio da GRUN » 2 feb 2010, 11:08

Era arrivato in prima squadra molto giovane e non ancora ventenne si era visto consegnare le chiavi del castello, un castello popolato da giocatori di grande (a volte debordante...) personalità, non facili da gestire. Fu decisivo per la conquista dello scudetto nei campionati 1980/81 e 1981/82 e la partita di Rovigo fu il suo capolavoro, quello che lo mise in evidenza anche a livello nazionale. Così in evidenza che la Benetton Treviso, bisognosa di un mediano di mischia iniziò a concupirlo: la concupiscenza si fece ancora più forte nella primavera del 1982, quando nel corso della poule scudetto, gli aquilani giocarono il match di ritorno contro i trevigiani, distruggendoli per 35-6, al termine di un'impressionante prestazione complessiva, ma con un Crescenzo davvero superlativo. Poco dopo al ragazzo arrivò un'offerta irrinunciabile: gli venne proposto un lavoro in uno dei magazzini dell'azienda veneta, che in quegli anni stava concretizzando la propria ascesa e la propria espansione. Crescenzo seguì il percorso che tanti suoi conterranei, prima e dopo di lui, avevano ed avrebbero intrapreso: emigrò, allettato da prospettive e certezze che la sua terra non era in grado di garantirgli. Più fortunato di altri, ebbe comunque la possibilità di praticare lo sport che amava ad altissimo livello e con lui in squadra la Benetton l'anno dopo vinse lo scudetto. A L'Aquila inizialmente non tutti presero benissimo la decisione del "paganichitto" di cambiare casacca, interpretando quella scelta come un tradimento, in anni in cui il radicamento dei giocatori alle realtà locali, che li generavano e che poi loro rappresentavano sul campo, era fortissimo. Poi prevalse il buon senso e tutti compresero che quel viaggio a nord aveva significato prospettive di vita migliori.
Un particolare però contribuì a sconcertare gli abitanti di Paganica e dintorni e far decrescere, almeno in parte, la stima nei confronti del loro figlio prediletto: tornato nell'estate del 1983 a casa per le ferie, Crescenzo palesò un'impressionante cadenza veneta. Da alloglotto di stava impossessando della lingua di Goldoni, processo di mutazione che aveva già caratterizzato il percorso espressivo, in quel di Padova, del calabrese Artuso... Processo di mutazione che ancora oggi l'ingegner Bernardi ed altri paganichitti non riescono a metabolizzare...

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